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E in quell’attimo ti chiedi cosa stia succedendo, se c’è qualcosa che non va; ti chiedi cosa “non funziona”. Il nostro lavoro è innanzitutto passione, ma non siamo in piedi appesi al boma di un windsurf o a cavalcioni di una bicicletta; noi voliamo, noi andiamo per aria, un ambiente che non è il nostro e che “ci tollera benevolmente, ma che non ci accetta mai completamente”; proprio per questo in 111 anni di storia dell’aviazione abbiamo creato intorno all’arte e al piacere del volo un guscio di protezione fatto di addestramento, di tecnica, di esperienza, di attenzione, di voglia e bisogno di aggiornamenti e di condivisione. La “sicurezza volo” che a molti appare per alcuni aspetti ridondante o inutile, quando non una limitazione della libertà personale, serve proprio a rinforzare sempre più questo guscio, mettendo a frutto le esperienze già vissute da altri, gli errori commessi, le situazioni di rischio conosciute, affinché volare sia un’attività sicura. Almeno: il più sicura possibile.

E lo è, indiscutibilmente, i numeri parlano chiaro. Rispetto alle ore volate è infinitamente più pericoloso andare in scooter o semplicemente in auto. Ciò non vuol dire avere “certezze”, ma grande consapevolezza, la nostra migliore alleata. Consapevolezza del fatto che innanzitutto siamo umani, capaci di piccole e grandi cose e di piccoli o grandi errori, siamo l’anello forte della catena con la nostra preparazione, con l’esperienza e con la diffusione di notizie e cultura, per quanto riguarda direttamente il nostro lavoro; siamo l’anello debole nel momento in cui pensiamo “a me non capiterà mai nulla” o quando allentiamo la guardia per un motivo che può essere il più banale, il più umano di questo mondo. E nel nostro essere umani è, purtroppo, incluso il senso di rabbia e di impotenza di fronte a ciò che accade “nonostante tutto” a fior di professionisti che hanno tante di quelle ore di volo da essere ritenuti ormai immuni da tutto. In questi casi gli amici tentano di consolarsi dicendo “era destino, era scritto…”. No, non è scritto nulla e il destino non esiste, lo creiamo noi con i nostri atti e con il nostro essere, è questa la mia profonda convinzione. Se qualcosa di non previsto accade “è vita” è quello che in quel momento particolare succede perché si sono create le condizioni necessarie. Sono pensieri che ho fatto in questo orribile mese di Agosto 2014 iniziato con la scomparsa del nostro inviato speciale in Europa, Alberto Pericoli, caduto con un aereo che era perfettamente restaurato e mantenuto, sul quale chiunque di noi sarebbe salito tranquillo e con la curiosità di pilotare un velivolo d’epoca, neanche troppo anziano; ed è continuato con la scomparsa per un incidente, apparentemente inspiegabile, del caro Paolo Vittozzi, amico da decenni, nostro collaboratore con i suoi splendidi racconti di volo, pilota da caccia su F104, pilota antincendio su Canadair, pilota di linea e di ultraleggero, istruttore di tutto quello che si può insegnare in volo; non si dovrebbe parlare di incidenti prima di avere evidenze, ma la mia convinzione è che Paolo potrebbe aver fatto un errore banale dopo il decollo, un errore di quelli che dimostrava centinaia di volte ai suoi allievi affinché lo evitassero, un qualcosa che lascia un senso di incredulità e che, se realmente accaduta, ha stupito lui per primo.
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Nasce così, rivoluzionato in corso d’opera, questo numero anomalo di Volo Sportivo in gran parte dedicato ad Alberto, il cui ultimo articolo pubblichiamo a pag. 88 così come è stato scritto; uno dei nostri più cari amici, Antonio Mizzan, “senior pilot” con decine di anni di esperienza in mezzo mondo su aerei di ogni tipo, amava gli articoli di “Herr Pericoli”, erano i primi che leggeva. Parlando di Alberto mi è scappata una frase “VS non sarà più lo stesso”, e Antonio mi ha risposto “si, non sarà più lo stesso”. In questa risposta ho avuto la piena misura di quello che abbiamo perso, e a quello che Alberto ha fatto per VS rendo omaggio con questo numero che ha un motivo conduttore diverso dal solito, un numero che non avrei mai voluto firmare. Alberto lascia a tutti voi un enorme lavoro con decine di articoli e con immagini che riempono gli occhi e che fanno volare la mente, e in redazione lascia l’eco di un entusiasmo e di una passione semplicemente travolgenti, irrefrenabili, un vero regalo per tutti noi. Il resto è vita, semplice vita, perché davvero io non credo al destino, né per le tragedie, né per i colpi di fortuna. Se il destino esistesse davvero, se fosse davvero tutto scritto, questa volta sarebbe stato troppo ingiusto.

Rodolfo Biancorosso – rbiancorosso@volosportivo.com

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