EDITORIALI

Oggi c’è necessità e urgenza di democrazia diretta, e non solo in politica. Le recenti vicende dell’Aero Club d’Italia sono emblematiche: una gestione che pur scontentando la maggior parte dei piloti è andata avanti con arroganza, contro le stesse leggi e contro lo stesso statuto ancora in vigore, cercando di sopravvivere a se stessa anche oltre il limite della decenza, è improvvisamente crollata; è crollata a opera di una vera e propria forma di democrazia diretta che si è espressa con vigore attraverso i mezzi di informazione, attraverso l’azione di singoli e di associazioni, dimostrando che è possibile cambiare le cose semplicemente agendo, anche senza fare rivoluzioni. Andate a pag. 48 e troverete il parere con il quale il Consiglio di Stato rigetta in toto la proposta di statuto che il commissario straordinario Leoni aveva presentato per blindare l’AeCI, trasformarlo in ente culturale e appropriarsene a vita. Il Consiglio ha recepito in pieno tutte le motivazioni contenute nel ricorso presentato dalle federazioni sportive (a eccezione della FIVU che ha appoggiato questa gestione illegale), e sostenute dalla stampa di settore, da quella nazionale e financo dalla TV: ci sono volute le Iene per far capire a tutta Italia chi fosse a gestire un settore che dovrebbe essere guidato dalla passione e dalla competenza. La stessa democrazia diretta che alle recenti amministrative ha dato dignità e spessore all’astensione (un italiano su due non ha votato ai ballottaggi, quello sì un vero “non voto” di protesta) valorizzando al massimo il voto stesso, il voto di coloro che si sono recati alle urne e che hanno urlato la necessità di cambiamento di facce e di apparati, mandando un ultimo segnale a una classe politica decotta e annebbiata da privilegi che sembrano ormai diritti acquisiti e irrinunciabili, corrotta e rapace (provate voi a dare l’ok a rubare 23 milioni di euro da un qualsiasi bilancio di azienda e provate poi a dire che non ve ne eravate accorti; che dite, vi crederebbero?).

Un cambiamento è imperativo, e ancora in molti non lo hanno compreso. I corrotti, i dirigenti in malafede, quelli in buonafede ma incapaci, quelli che mirano a mantenere un piccolo o grande privilegio o una più o meno significativa poltrona, quelli che non si guardano allo specchio la mattina perché un po’ si farebbero schifo, se ne devono andare via. Adesso. Prima che siano costretti a farlo con il disonore di un sonoro pernacchio nazionale o del calcio nel didietro (perché prima o poi arriva). Voi che avete fatto scempio del mondo del volo, se vi resta un minimo di dignità fate un passo indietro e lasciate che forze nuove, giovani, pulite, magari ancora inesperte, si diano da fare per tutelare gli interessi dei piloti. Andate a casa adesso, lasciando almeno il ricordo di un gesto tardivo. Sabato 19 maggio ho partecipato all’Assemblea FIVU portando una proposta che è stata accolta, la creazione di un gruppo di lavoro per decidere il futuro assetto della federazione e per farlo dal basso, dando voce a tutti i piloti. In pochissimo tempo, dopo essere stata praticamente azzerata per una scelta politica non condivisa dalla maggioranza della base di praticanti, potrebbe diventare nuovamente la casa di tutti i piloti in regime di democrazia diretta (una testa un voto), mantenendo anche lo status di FSA per portare le istanze stesse dei piloti nelle sedi istituzionali con una voce unica e riconosciuta. I metodi per farlo ci sono ed è compito del gruppo di lavoro trovarli, così come è compito nostro, degli organi di informazione, tenere aggiornati tutti in tempo reale su quello che si sta facendo.

Chiudo con una considerazione sulla funzione e sulle potenzialità di Internet, della “rete”, che sono enormi, ma rischiano di trasformarsi in un “grande inganno” se autoreferenziali e scollate dal mondo reale, dall’economia “solida”. Il Movimento Cinque Stelle tramite la rete, utilizzandone e valorizzandone le potenzialità, ha dato una spallata alla politica mummificata dei partiti, ma se non avrà la controprova dei fatti organizzando (ahimè, prima o poi lo deve fare) una serie di strutture sul territorio, sarà solo una stagione a termine, come tante ne abbiamo avute. L’uso della rete come strumento di opinione e di informazione ha fatto circolare idee, ma a volte non ha prodotto risultati positivi nel mondo reale, anzi: si sta osservando (anche nel settore specializzato del volo, in Europa come negli USA) un fenomeno che nessun analista era stato capace di prevedere, e cioè che le versioni gratuite on line delle riviste e dei quotidiani cartacei incidono negativamente sull’economia generale delle testate; non lo dico io, lo dicono i distributori in termini di migliaia di copie vendute in meno; di contro è ancora difficile vendere in numeri significativi le riviste e i quotidiani on line e la raccolta pubblicitaria ovviamente ne risente, probabilmente per la ancora insufficiente informatizzazione della gente comune. La rete, nell’economia dell’informazione, potrebbe rivelarsi un grande inganno: utilissima come strumento di comunicazione e di servizio (basti pensare alla possibilità di dare notizie in tempo reale o alla libera circolazione di idee sui forum e sulle mailing list), un flop come strumento di economia reale. E prima di darmi dell’eretico o del fazioso chiedete a coloro che hanno perso alcune centinaia di milioni di dollari in un solo giorno, dopo la quotazione in borsa del network Facebook, sopravvalutato dalla rete e immediatamente ritenuto “fragile” nel tempo dagli analisti che operano nel mondo reale.

Rodolfo Biancorosso

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Utilizzo l’agenzia on line di Volo Sportivo per pubblicare una proposta per la gestione dei fondi per il terremoto in Emilia. Non è un argomento che riguarda il volo, ma sono certo che i nostri lettori la apprezzeranno – Rodolfo Biancorosso

Questa mattina ho sentito in radio parlare un tizio di Mirandola, amministratore di una società, che ha lanciato una proposta grandiosa, irrealizzabile, ma di fortissimo impatto mediatico. Quando ha saputo che aumenta la benzina di 2 cents per finanziare la Protezione Civile e i primi interventi si è imbufalito, perchè come sempre si spalma su tutti un costo per il quale un qualsiasi governo dovrebbe avere fondi accantonati, e ne risentono maggiormente le persone meno abbienti, quelle border line che per mettere 20 euro alla Panda per andare al lavoro devono rinunciare a qualcosa. Insomma: pagano sempre e solo i soliti.
Questa la sua proposta: membri del governo, parlamentari, generali, consiglieri provinciali e regionali, manager di stato, dirigenti di stato, alti funzionari, insomma tutti coloro che guadagnano più di 5000 euro puliti al mese, o prendono pensioni di più di 5000 euro al mese, per tre mesi mettano a disposizione tutta l’eccedenza per questa calamità. Il suo ragionamento è cristallino: per anni hanno guadagnato cifre esagerate pagate da TUTTI NOI perchè non sono dipendenti privati, ma di stato. Adesso per tre mesi “tirino la cinghia”, di fame non si muore con 5000 euro puliti al mese, semmai si rinuncia a qualcosa. Diano, insomma, il buon esempio, un esempio di VERA EQUITA’. E, in denaro sonante, ci sarebbero immediatamente alcune CENTINAIA DI MILIONI DI EURO disponibili cash senza aumentare il prezzo di nulla.
E’ una proposta grandiosa come impatto mediatico, la definisco irrealizzabile perchè immagino che i signori in questione magari diranno che sì, è una buona idea, ma non ci sono gli strumenti legislativi immediati per attuarla, che le amministrazioni andrebbero in tilt con i conteggi ecc. ecc. o forse qualche parlamentare (come già successo) dirà “ma che, ci volete ridurre in povertà?”

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Da sempre sono propositivo, giro in positivo le peggiori nefandezze traendone spunti e suggerimenti per il futuro, e mi aspetterei – almeno una tantum – qualche buona notizia che non si sa come tarda sempre ad arrivare. Il confronto con quanto accade in altri Paesi, poi, è spesso sconfortante e l’ho toccato con mano un paio di mesi fa in occasione della splendida presentazione organizzata dalla Rotax per il nuovo quattro cilindri a iniezione elettronica; in quell’occasione il CEO dell’azienda ha detto con orgoglio che lo sviluppo del nuovo motore è stato cofinanziato dal governo, ma non è né un regalo a fondo perduto, né un aiuto di stato a un’impresa: è semplicemente parte del piano di sostegno ai progetti nazionali di interesse generale ai fini dell’economia, ed è un virtuoso “do ut des” perché la Rotax, di contro, organizza corsi triennali di formazione e di avviamento professionale per i giovani riconosciuti dallo stato, innescando un circolo virtuoso che nobilita il concetto stesso di spesa pubblica. Vi immaginate in Italia la politica che delibera di sostenere progetti nazionali utilizzando i soldi delle tasse che paghiamo? Difficile anche solo immaginarlo quando l’immagine del rapporto fra denaro e politica è quella di un paio di miliardi di euro (quelli ufficiali) gestiti dai partiti senza alcun controllo, quella di tesorieri con i lingotti d’oro nel baule dell’Audi, tesorieri che (concedeteci una citazione lombrosiana) se gli mettete la mascherina sembrano membri della Banda Bassotti, più che del Parlamento italiano. Difficile essere propositivi in questa situazione, ma se la nostra industria aeronautica non sarà mai aiutata, almeno proviamo a non ostacolarla: il calvario che Tecnam ha dovuto sostenere per ottenere da ENAC il Permit to Fly per il P2010, che aspettava solo di poter volare, è una vergogna della quale vogliamo che qualcuno sia chiamato a rispondere. Sentire da industriali e operatori del settore che se continua così andranno a costruire i loro aeroplani in Florida o in Croazia è una sconfitta cocente che non ci meritiamo.

Così come non ci meritiamo le vittorie di Pirro che in molti accolgono quasi con gioia perché invece di morire tutti quanti muore solo qualcuno; mi riferisco all’emendamento Conte sulla tassazione “sul lusso” imposta agli aeromobili, tassazione demenziale il cui gettito non copre neanche i costi di riscossione, che ha per sempre chiuso le frontiere italiane al turismo aereo straniero con danni economici reali e immediati, e che probabilmente ucciderà ciò che rimane dell’AG in Italia, mandando a casa centinaia di lavoratori, facendo chiudere aziende di servizi e manutenzione, con un costo enorme a carico della collettività. Ebbene, l’emendamento Conte riduce notevolmente la tassa in questione, esenta gli autocostruiti e gli storici (il VDS era esente comunque) e AOPA Italia ne rivendica quasi con orgoglio la paternità (anzi, attribuendola all’intervento dell’ormai impresentabile Sen. Leoni, appena riconfermato per tre mesi commissario AeCI), senza rendersi conto che rivendica la paternità di un provvedimento che riduce le tasse all’AG mettendo una tassa, questa sì davvero folle, di 100 o 200 euro per ogni volo e per ogni singolo passeggero di aerotaxi a secondo della distanza percorsa. Vi rendete conto? Una tassa che conoscendo il governo e la politica italiana diventerà eterna e che ucciderà definitivamente il lavoro di tanti piccoli e medi operatori. Una tassa doppiamente odiosa, primo perché non incide su un “patrimonio”, ma solo su una presunzione: “Se prendi l’aerotaxi hai i soldi e devi pagare”; secondo perché è stata proposta da AOPA Italia, l’Associazione di piloti e proprietari di aeromobili, quella che dovrebbe tutelare anche l’attività di lavoro degli aerotaxi o almeno dei loro piloti. Ma questa cosa IAOPA la sa e l’ha capita davvero? Ho dei seri dubbi in proposito e non è con guerre fra poveri o con questi penosissimi “mors tua vita mea” che si cresce: lo si fa solo facendoci conoscere, facendo capire che l’aviazione generale è civiltà, sviluppo ed economia, facendo capire che se non è possibile sostenerla, almeno non va ostacolata.

E, infine, esprimo il mio sdegno e la mia sfiducia per la riconferma di Leoni alla carica di Commissario straordinario AeCI ancora per tre mesi; tre mesi nei quali è di nuovo autorizzato a deliberare senza alcun controllo, tre mesi che saranno probabilmente l’ultimo atto di un Ente che è stato glorioso. Da tempo in molti stiamo chiedendo un cambiamento di uomini e di linea in AeCI, stiamo chiedendo pulizia, efficienza e sobrietà, e non ci arrenderemo. Ma se proprio non si riesce a farlo funzionare, allora tanto vale che l’AeCI venga cancellato.

Rodolfo Biancorosso

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Alcuni di voi mi conoscono personalmente, ci siamo incontrati sugli aeroporti, sui campi di volo, all’AeC Carpi magari durante alcune delle manifestazioni che ho avuto modo di organizzare in passato; forse abbiamo volato insieme, non certo in linea, ma più piacevolmente nelle gare di velocità dei Falchi, o a qualche “Giro Aereo d’Italia”, o magari perché insieme abbiamo fatto un Check per il rilascio di una licenza o il rinnovo di un rating. Molti, invece, mi conoscono solo per aver letto il mio nome ultimamente sulle riviste di settore o sui forum, e si staranno chiedendo da dove spunta fuori questo signore che ha la pretesa e la convinzione di poter rinnovare l’Aero Club d’Italia…  Ma adesso non voglio parlare di Aero Club, per quello c’è tempo per fare analisi e programmi, voglio parlare solo di volo, della passione che per me è diventata un lavoro, e che mi fa desiderare soprattutto per i più giovani un futuro differente da ciò che sino ad oggi siamo stati costretti a vivere e, sempre più spesso, a subire. Parlo di volo perchè sono un pilota e perché vorrei che esistesse per i piloti e per i semplici appassionati italiani un futuro diverso, e lo vorrei qui in Italia, terra che aeronauticamente ha fatto la storia del volo e che oggi è a livello di “quarto” mondo (perchè nel terzo mondo l’aviazione è un mezzo indispensabile di mobilità, ed è considerata in ben altra maniera). Io stesso per iniziare a volare, dopo aver preso il “primo e secondo grado” (allora si chiamava così) all’AeroClub di Reggio Emilia,  sono “emigrato” prima negli Stati Uniti, poi in Inghilterra, e tutto questo per approfittare della possibilità di volare a costi ragionevoli e con quel senso di libertà che nel mio Paese non ho mai potuto pienamente provare. Ho volato poi in parecchie altre parti del mondo (Brasile, Giappone, Argentina, Canada, e in parecchi paesi d’Europa) e non parlo di voli di linea, ma di esperienze di volo con aeromobili AG, solo per avere sempre la conferma che la mia Italia è forse il Paese nel mondo in cui volare è più difficile; e soprattutto per volare, oltre alle difficoltà da superare, è necessario adattarsi all’idea di doversi sentire agli occhi degli altri “strani”, “squilibrati”, “pazzoidi” e di questi tempi pure “evasori fiscali”.

Che mondo del volo vorrei? Un mondo senza barriere, caste e categorie, un mondo aperto a tutti  che consenta a chiunque ne abbia la passione di poter volare così come oggi è facile andare in moto, in barca a vela, in mountain bike. Un mondo che non faccia distinzioni anche al suo interno tra chi vola in parapendio e chi vola con un bimotore pressurizzato, tra chi vola con un aeromodello, chi vola virtuale, e chi vola totalmente libero visto che si lancia da un aereo e per atterrare apre un paracadute… Un mondo che soprattutto sia pensato per i giovani iniziando già dalle scuole; ripensando al volo consapevoli che c’è da cambiare innanzitutto l’approccio culturale ad esso, l’immagine che di esso si ha nella società, così come viene fatto in molti Paesi ad esempio con le giornate scolastiche del volo e con i campus estivi di aeromodellismo, di volo con libratori e alianti o con aerei leggeri, e così come viene fatto attraverso l’uso intelligente dei media che possono diffondere tra i giovani la passione, e tra la gente comune l’idea che volare sia un’idea intelligente, sicura e “possibile” per chiunque. Ma vorrei anche un mondo del volo il cui ruolo strategico per il Paese fosse finalmente riconosciuto e sostenuto, sia come futuro strumento di mobilità e competitività personale, anche a basso costo, sia come settore economico che tra aziende produttrici, società di assistenza, manutenzione e servizi, gestione di aviosuperfici e campi di volo, può creare un indotto che significa economia e posti di lavoro, molti dei quali sono ancora  tutti da creare, e per molti, fuori dal nostro mondo, ancora tutti da immaginare. La ricetta per riuscirci è una sola ed è semplice: rimboccarsi le maniche, copiare dagli esempi migliori e mettere in pratica le tante buone idee che da tempo sono chiare a tutti, così come quelle che stanno nascendo proprio in questi giorni in una serie di incontri e confronti con tutte le forze sane che operano nel settore. Lavoro da fare ce n’è sin troppo e un Aero Club d’Italia rinnovato, efficiente e moderno, che guardi al futuro con la collaborazione di tutti coloro che il volo lo amano davvero, potrebbe essere il primo passo di un cammino che è lungo, ma che questa volta dobbiamo fare tutti insieme e, come dicevo prima, senza barriere, caste o categorie soprattutto al nostro interno. Credo davvero, e sinceramente, che sia ampiamente diffusa in tutti noi la voglia di cambiare “ora” lo stato delle cose, e siamo senz’altro tutti stanchi di sentirlo solamente dire, ma non vedere mai nulla nel nostro mondo migliorare… anzi! Parlando con tanti piloti mi accorgo della enorme quantità di idee che scaturiscono e che non è impossibile mettere in atto per modificare radicalmente la situazione. Vale davvero la pena a questo punto di smetterla di piangersi addosso e iniziare, ognuno nel proprio ambito, ad agire per migliorare noi per primi il mondo che amiamo, trasformandolo passo dopo passo in quello che vorremmo che fosse. Io credo davvero e ripeto, lo credo sinceramente, che molto possa essere cambiato e migliorato, ed è per questo che ho voglia di farlo anche in prima persona.

Mario Marinelli


La proposta di nuovo Statuto dell’Aero Club d’Italia è stata bloccata lo scorso 22 marzo dal Consiglio di Stato.
Il 23 marzo ho scritto un editoriale (lo potete leggere qui http://wp.me/p3FkqI-ky ) intitolato “Non passerà” che anticipava il parere della Sezione Consultiva Atti Normativi del CdS ( lo potete leggere cliccando qui ) portando alla luce le principali motivazioni che oggi, 30 marzo, sono note.
E non è finita qui, novità a breve, alcune davvero gratificanti.
Il rinnovamento si fa così, intervenendo con i mezzi che la legge mette a disposizione di tutti e lavorando alla luce del sole per CAMBIARE le cose, mettendoci la firma sotto; sarà lunga ma alla fine ci si riesce.
Rendo infine onore pubblicamente ai Presidenti delle Federazioni e al valore dell’Avv. Caputi Jambrenghi, un vero gigante o, se preferite un “vero avvocato”
Rodolfo Biancorosso
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Sullo Statuto AeCI si sta giocando, proprio in questi giorni, una battaglia disperata per il futuro assetto dell’Ente. L’Aero Club d’Italia uno Statuto lo ha già, ed è quello che come ben sapete è stato ripetutamente calpestato in questi ultimi due anni, eliminando di fatto le Federazioni Sportive, facendo deliberare un Consiglio Federale decaduto e non riconoscendo quello regolarmente eletto, arrivando infine al commissariamento dell’Ente proprio con lo scopo di preparare una nuova bozza di Statuto. I mesi sono passati, il Commissario (sempre lui, il senatore della Lega Giuseppe Leoni) è stato riconfermato e, dopo decisioni e delibere prese appunto da Commissario Straordinario con poteri assoluti, sulle quali in tanti (specie sull’utilizzo dei soldi pubblici in un momento di crisi generale) non si sono trovati d’accordo, siamo ormai arrivati ad aprile 2012 con la scadenza dell’attuale mandato. I giochi in poche parole dovevano essere chiusi ora.

E la situazione nel momento in cui scrivo questo editoriale (23 marzo) è la seguente: la bozza di Statuto è stata inviata al Consiglio di Stato a tempi quasi scaduti, il 6 marzo, e ricevuta il 7; in genere il Consiglio di Stato impiega qualche mese per l’analisi, ma questa volta, con incredibile rapidità, l’esame è stato fissato per il 22 marzo. Per giorni l’abbiamo cercata senza trovare nulla perché era stata inviata come “Regolamento” e non come Statuto. Il 21 marzo, il giorno prima dell’esame, le Federazioni Sportive Aeronautiche, assistite dall’Avv. Caputi Jambrenghi, hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato per una serie di “sciocchezzuole” che sintetizzo e che sono emblematiche di quello che doveva essere il futuro di un Ente glorioso e storico come l’Aero Club d’Italia, destinato a trasformarsi nell’ennesimo piccolo centro di potere “romano” super blindato (ma, scusate, non era proprio la Lega Nord, della quale Leoni è uno dei fondatori, a voler scardinare i centri di potere di “Roma ladrona”?):

1 – L’Ente prima che sportivo diventa “culturale”. E sapete perché? Perché se è culturale può essere presieduto da un senatore della Repubblica senza che vi sia incompatibilità (che esiste oggi)

2 – I poteri sono accentrati tutti su un “Presidente alla sudamericana”. Alcuni esempi: programmazione, indirizzo e controllo dell’Ente spettano al Presidente e non più al Consiglio Federale; il Direttore Generale è nominato dal Presidente e non più dal Consiglio Federale; lo Statuto può essere modificato solo dal Presidente, l’Assemblea è esclusa.

3 – In palese violazione delle direttive del CONI gli atleti sono esclusi dall’Assemblea (giusto, deve diventare un Ente culturale, che ce ne facciamo di far partecipare i piloti che tengono alto il nome dell’Italia vincendo i mondiali?)

4 – In contrasto con le direttive della legge Brunetta, con l’attuale momento di crisi e con il semplice buon senso, sono istituiti tre centri di responsabilità amministrativa con relativi dirigenti e con spese delle quali nessuno sente il bisogno. Nel terzo millennio l’intero Ente potrebbe essere informatizzato e gestito in maniera rapida e moderna con costi irrisori, non ha certo bisogno di dirigenti pagati con i nostri soldi per diventare più efficiente.

Bene, sapete come è andata a finire? Che la bozza di Statuto è stata presentata senza il parere di tutti i Ministeri vigilanti (ci hanno provato, a Roma si dice così) e che in presenza di un ricorso la discussione della bozza è stata rimandata per l’analisi approfondita e perché sia ripresentata con i pareri di tutti i Ministeri. Ma ad aprile scade il commissariamento. Non passerà.

E chiudiamo con una notizia leggera e piacevole: da marzo il sito www.volosportivo.com è stato integralmente rinnovato, offre un completo archivio elettronico di tutti i numeri, di tutte le prove in volo che potete richiedere gratuitamente in formato elettronico, e un blog-agenzia notizie on line che in meno di un mese ha registrato migliaia di contatti da tutto il mondo. Potete accedervi dal sito o direttamente all’indirizzo volosportivo.wordpress.com e troverete in tempo reale tutte le notizie del mondo del volo, l’analisi dei principali avvenimenti, i commenti e gli avvisi di sicurezza, ma anche foto e video. Questo blog è un’integrazione alla rivista che trovate in edicola ed è aperto a chiunque voglia esprimere il proprio punto di vista senza nessuna necessità di registrazione o limitazioni di accesso, un modo “light”, semplicissimo e diverso dal solito di utilizzare le grandi potenzialità della rete.
Rodolfo Biancorosso

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Anticipiamo su VS weblog l’intervista integrale a Corrado Rusalen che sarà pubblicata su Volo Sportivo di Aprile

Molti lettori ci hanno telefonato e scritto per avere notizie sull’incidente avvenuto a Caposile che ha visto coinvolto un velivolo del Pioneer Team, pilotato dal presidente del Team, Franc Borin, che aveva a bordo un passeggero. Molte le domande e giustificata l’ansia di sapere, ragion per cui, nonostante le numerose telefonate e mail scambiate sull’argomento, ho incontrato nella sede di Alpi Aviation a Pordenone Corrado Rusalen, autore di una lunga lettera pubblicata su VS di Marzo, per uno scambio di opinioni diretto. Ho incontrato una persona dalla disponibilità totale, ma con un macigno sulle spalle; una persona che sta assorbendo in silenzio e con evidente amarezza  accuse di omertà e di insabbiamento, e che mi ha dato la netta impressione di aver un fiume di cose da dire e di volerle far sapere prima possibile, ma di non poterlo ancora fare per motivi che possono essere immaginati e che meritano una riflessione: la sicurezza volo vive di esperienza, di indagini e di precedenti conosciuti; ma vive anche di informazione, tempestiva e precisa. L’ANSV, infatti, se nel corso di un’indagine rileva la necessità di diffondere con tempestività un avviso di sicurezza o una raccomandazione, lo fa senza indugio e utilizzando tutti i canali disponibili, inclusa la stampa specializzata. Vorremmo che si facesse lo stesso anche nel caso del VDS, le cui indagini sono affidate a magistrati che quasi mai hanno specifica competenza nel settore, e che soprattutto sono legati a procedure e segreti istruttori che non hanno ragione di esistere. In questo caso specifico, da quello che ho appreso parlando con alcuni testimoni, esiste una ripresa video integrale aria-aria dell’intero incidente che sembrerebbe fugare ogni dubbio su quanto accaduto, video che è in possesso degli inquirenti. Mi auguro che le conclusioni, che mi dicono prossime, arrivino realmente in tempi rapidi (rb)

Volo Sportivo: Dopo la pubblicazione della tua lettera su VS di Marzo, alcuni lettori hanno scritto chiedendo comunque chiarimenti sull’incidente occorso a Franc Borin. Immagino che tu abbia molto da dire, ma immagino anche che con l’inchiesta in corso ci siano precisi doveri da rispettare

Rusalen: In effetti pur avendo un’idea  chiara sull’accaduto, mi trovo nella posizione in cui qualsiasi ipotesi potrebbe essere interpretata come una preventiva sentenza. Come si può immaginare, il riserbo viene dapprima richiesto dalle autorità.

VS: Tu eri presente al momento dell’incidente, puoi dire quello che hai visto  da semplice testimone, lasciando per un attimo in secondo piano la tua amicizia con Franc, e il fatto che sei pilota e costruttore del velivolo?

R: Come già anticipato nella lettera al direttore, ho vissuto in diretta una tragedia, 10 secondi per renderti conto di essere incapace di qualsiasi azione…

VS: E invece, da pilota e costruttore, ti sei fatto certamente un’idea di massima su quanto accaduto?

R: Come ho già detto, e vista proprio la posizione di costruttore, la mia ipotesi non può dare riscontro al comprensibile desiderio di notizie dei lettori almeno fino alla chiusura delle indagini.

VS: Un lettore ci scrive dicendo che l’unica cosa certa è che si è trattato di un cedimento strutturale e che potrebbe essere stato un episodio di flutter. Ti senti di escluderlo?

R: Le prove di flutter sono state fatte fino ad una velocità di 200 Kts, da personale altamente qualificato per questo tipo di test; l’ipotesi è da escludere

VS: Ci risulta che pochi istanti prima dell’incidente il velivolo stava manovrando filmato da un altro velivolo con una telecamera installata in coda e che l’incidente sia stato ripreso con immagini nitide air to air. Puoi confermarlo?

R: Confermo che ci sono dei filmati, sequestrati subito dopo l’incidente e ora al vaglio degli inquirenti. Questo materiale sta dando la possibilità ai periti di fare un’analisi rapida e dettagliata al fine di dare quanto prima una risposta alle tante domande.

VS: Ci puoi dire come procedono le indagini e come Alpi Aviation partecipa?

R: Alpi Aviation sta dando ai periti tutto il supporto richiesto fornendo i dossier tecnici relativi alle certificazioni del modello in questione. Infatti anche il modello Pioneer 300, che è certificato ULM, vola in altri paesi come VLA.

VS: Ci hai già detto in un precedente colloquio privato che l’incidente non ha alcun riflesso di sicurezza sulla produzione di serie

RAlpi Aviation non ha avuto imposizioni di fermo tecnico che sarebbero state immediate se vi fossero stati precisi motivi, pertanto la produzione di serie prosegue secondo gli standard abituali, ai quali siamo giunti dopo una serie di test e verifiche che ritengo in pochi possano dire di aver fatto e che ci hanno portato alla certificazione in alcuni Paesi

VS: Quindi è lecito dire che questo incidente potrebbe essere avvenuto in condizioni di volo particolari, fuori dall’inviluppo di volo del velivolo?

R: Anche questo aspetto è al vaglio degli inquirenti e potrà trovare risposta dopo l’analisi del materiale in possesso. 

VS: Franc lo ricordiamo come un grande organizzatore, un pilota di grande entusiasmo e grande esuberanza. Qual’è il ricordo che hai di lui?

R: Franc insieme a me e Claudio ha dato inizio al Pioneer Team, ma è stato grazie alla sua dedizione  che ha saputo farlo conoscere al mondo intero. La sua passione per il volo e le sue doti organizzative, al di fuori della norma, hanno dato la possibilità non solo al Pioneer Team, ma anche ad altre pattuglie italiane di confrontandosi con il mondo degli air show internazionali. Ricordo Franc come una persona carismatica, molto generosa e capace di un contagioso entusiasmo, un pilota, un amico che ha dato al nostro settore un contributo importante e so che a molti di noi mancherà per sempre.

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Circolare AeCI del primo marzo 2012: i due elicotteri di proprietà dell’Aero Club d’Italia rimasti in hangar a Sarzana, marche I-IHAA e I-IHAB, provenienti dall’Aereo Club di Lugo di Romagna ove erano utilizzati per la scuola, sono in vendita al migliore offerente con base d’asta 20.000 euro e rialzi di 500 euro o multipli della stessa cifra. Possono partecipare all’asta gli Aero Club federati in data anteriore al 31/01/2009 e la gara sarà aggiudicata al migliore offerente anche in presenza di una sola offerta. Le offerte vanno presentate entro il 26 marzo 2012.

Nulla da aggiungere, se non che i due elicotteri in questione quando furono portati via da Lugo erano in piena efficienza e volavano. Se qualcuno di voi è interessato a due pezzi di ferro da mettere all’ingresso del club come gate guardian si faccia avanti, il prezzo è al minimo storico.

Già, perchè questi due elicotteri, per lo stato in cui sono ridotti, non potranno volare mai più. Nessun commento per una vicenda che si commenta da sola.

Potete scaricare la circolare all’indirizzo http://www.aeci.it/wp-content/uploads/invito-a-gara-economica1.pdf

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Strano paese l’Italia.

Culla della cultura che oggi si interroga dottamente sui predicozzi di un cantante attempato, popolare quanto volete, ma pur sempre un cantante, che viene pagato a peso d’oro con i soldi del canone RAI (una tassa, non il pagamento di un servizio) per dire che due giornali di area cattolica verso i quali ha qualche ruggine personale andrebbero chiusi, e che lo fa utilizzando un servizio pubblico.

Culla del diritto che oggi si confronta con il sistema giudiziario peggiore che esista, lo sa bene chiunque abbia avuto la sventura di rivolgersi alla giustizia per vedere tutelati i propri sacrosanti diritti.

Culla dell’arte che oggi si trova a fare l’elenco dei crolli per incuria di reperti millenari, o l’elenco delle realtà che stanno collassando (la Pinacoteca di Brera non ha da un anno neanche i soldi per pagare le bollette dell’energia elettrica, la cito solo perché è il primo esempio che mi viene in mente).

Culla dell’arte della navigazione, delle Repubbliche Marinare, di Colombo e Vespucci, ma anche di Straulino, Malingri e Soldini, oggi conosciuta nel mondo solo per un uomo che timonando in manuale porta sugli scogli a 15 nodi una nave con 4000 persone a bordo.

Culla dell’aviazione, il paese delle trasvolate atlantiche, di De Pinedo, di Ferrarin, di Mario de Bernardi, ma anche il paese di Ermanno Bazzocchi, di Stelio Frati e di Luigi Pascale, che si permette di trattare un appassionato di volo come potete leggere a pag. 6, o che consente a un governo di cosiddetti “tecnici”, totalmente incompetenti nel campo dell’aviazione, di emanare provvedimenti che la uccideranno definitivamente, tassando a morte i pochi aerei vecchi e di valore zero che per la passione dei loro piloti e proprietari ancora volano in Italia, salvaguardando però con un odioso cavillo i bireattori e gli elicotteri da milioni di euro di proprietà delle industrie e dei grandi professionisti. Provvedimenti presi senza avere l’umiltà/dovere di informarsi su quello che stanno facendo. La stessa culla dell’aviazione che ha visto lo Statuto dell’Aero Club d’Italia calpestato da un presidente/commissario a vita che non si è reso conto di essere un re nudo, arroccato in un fortino dal quale ormai non ha più vie di uscita, avendo una intera base di piloti contro. Bel quadro, vero? In molti stanno pensando di andarsene via, magari passando una sola frontiera per andare a vivere in posti che hanno gli stessi nostri problemi economici e magari non hanno la nostra storia, ma dove almeno si vive civilmente.

Io la penso diversamente, da tempo scrivo che piangersi addosso non serve a nulla, denunciare e agire sì. Farlo con dati e con riscontri e subito dopo agire, passare ai fatti, anche se i risultati non si avranno subito. L’Italia non va? Il vero coraggio non è abbandonarla, è restare e cambiare le cose. Si può fare. E così per l’indegno trattamento riservato ad Alberto Ottomaniello, un contribuente onesto che non ha nulla da nascondere e che per questo andrebbe ringraziato, l’articolo di pag. 6 è già sulla scrivania del direttore dell’Agenzia delle Entrate di Udine e su quella di Attilio Befera, al quale abbiamo chiesto un incontro per ridiscutere le offensive tabelle dell’Agenzia sul valore degli aerei da turismo; per la tassazione sui velivoli l’intera comunità del volo si sta muovendo per una volta ben coordinata, e per il sacco dell’Aero Club d’Italia a breve ci saranno le elezioni e, per una volta, non ci sarà un candidato unico come si temeva, che succede a se stesso chiudendo le finestre della sede per non sentire le urla che vengono da tutta Italia, questa volta Giuseppe Leoni non sarà il solo a presentarsi: Mario Marinelli non è un politico, è un pilota, uno che vola e che ha dato la sua disponibilità a candidarsi. Mario sta girando l’Italia per consultare piloti e dirigenti, ha un programma che sta mettendo a punto con la collaborazione di tutti, è un’alternativa. L’Italia può cambiare agendo, con i fatti e, se proprio questi non bastano, cambiando le persone. Ed è quello che, tutti insieme, stiamo facendo.
Rodolfo Biancorosso

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Il naufragio della Costa Concordia ha monopolizzato l’inizio d’anno in maniera quasi morbosa: milioni di lettori e telespettatori si sono scoperti improvvisamente tutti capitani di lungo corso, spiegando in dotte disquisizioni da bar questioni di inerzia delle grosse navi in manovra, andamento delle batimetriche sui fondali del Giglio e sonar (si, proprio “sonar”, l’ultima volta che avevo sentito pronunciare questa parola era – mi pare – nel film “Caccia a ottobre rosso”). Il naufragio, però, al di là del bombardamento mediatico su un evento tragico ed eccezionale (alla fine causato da un volgare errore umano, quanti ve ne sono ovunque, tutti i giorni e in qualsiasi campo) è stato trasformato dai media in rappresentazione simbolica del Paese Italia di oggi, che sta affondando a causa di una “direzione” e di una “condotta” da troppi anni irresponsabile, e che proprio per questo può essere salvata solo dall’intervento di terzi di valore e al di sopra delle parti. Una semplificazione ad effetto e un po’ sciatta nella quale, comunque, gran parte della gente comune si è ritrovata. Io, pur non essendo d’accordo su questo paragone (è il sistema Euro/Europa nel suo complesso che sta affondando per mancanza di una condotta professionale), mi metto dalla parte del sentire comune e provo a immaginare cosa si possa fare nel mondo del volo per evitare di affondare definitivamente. Tre cose, chiare e semplici.

1 – Avere tutti una sola voce comune, che faccia proposte mediate e condivise, che rappresenti non tante piccole botteghe e parrocchie, ma l’intera base del mondo del volo che può fare massa critica solo se si superano i personalismi, le smanie di protagonismo e le sconfortanti ingenuità di alcuni. Si può fare, e la riunione tenutasi a Milano a metà gennaio lo dimostra: senza annunci roboanti si sono ritrovati attorno a un tavolo le riviste di settore, le federazioni, le associazioni e gli operatori tecnici per affrontare insieme la questione della tassazione degli aeromobili e arrivare a un documento condiviso che proponga al governo pochi punti chiari e sostenibili, affinché il mondo del volo possa fare la sua parte con reale equità, tutelando però le fasce basse del volo per passione e lo stesso patrimonio storico. Se questo dialogo allargato si estende ai tutti i problemi del mondo del volo le cose possono davvero cambiare

2 – Far sapere finalmente e con chiarezza cosa è realmente il mondo del volo, utilizzando tutti i canali che oggi ci bombardano di notizie farlocche e di ignobili semplificazioni, facendo passare i messaggi della passione, della mobilità personale, del turismo aereo dei piloti europei che devono continuare a venire in Italia, dell’attività sportiva e dei rifessi occupazionali. Se lo si fa con una voce unica e rappresentativa, anche i media generalisti e nazionali non potranno che far finalmente passare questo messaggio, mentre oggi chi vola con un aereo da turismo di 40 anni che vale quanto una Fiat Croma usata è considerato un ricco evasore e rischia di essere messo in condizione di dover rinunciare alla sua passione

3 – Cambiare le persone. Qui il paragone con la Costa Concordia è calzante. Non parliamo di inettitudine, parliamo proprio di errori. Chi sbaglia e chi amministra male se ne deve andare a casa, e deve essere la base, nel rispetto delle leggi e della legalità, a decidere da chi essere guidata. Mi limito ai fatti che ho denunciato proprio da queste pagine e che hanno trasformato gli editoriali di Volo Sportivo in interrogazioni parlamentari sulla recente gestione dell’Aero Club d’Italia. Su quanto ho scritto da AeCI non è arrivata ad oggi una sola riga di chiarimento, né una richiesta di smentita, ma nonostante tutto a metà Gennaio Giuseppe Leoni è stato riconfermato per altri tre mesi Commissario Straordinario dell’Ente, e per altri tre mesi potrà da Commissario fare tutto ciò che un Presidente non potrebbe mai fare. E dire che uno Statuto in AeCI ancora c’è, anche se è stato platealmente calpestato non facendo mai riunire in due anni un Consiglio Federale legalmente eletto, mentre il nuovo statuto messo a punto in questi infiniti mesi di commissariamento, mesi di parecchie decine di migliaia di euro spesi in comici, orologi di lusso mai arrivati al destinatario e orecchini per signore, così come è stato proposto non poteva essere approvato essendo in contrasto con il decreto “Brunetta”. Io non sono contro AeCI, anzi: voglio un Aero Club d’Italia che torni a essere l’ente che promuove il volo, che spende i suoi soldi per fare attività sportiva e per far volare i giovani, un AeCI del quale essere orgoglioso, nel quale riconoscermi, così come lo vogliono migliaia di altri piloti e appassionati italiani.

Non molliamo, facciamolo sapere che le cose devono cambiare, se davvero vogliamo che cambino. L’Italia affonda? Noi, facciamola volare.

Rodolfo Biancorosso

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