EDITORIALI

Che belli i tempi nei quali quando si parlava di manuale di sopravvivenza ci si riferiva unicamente ai mille trucchi per resistere una notte all’addiaccio, dopo un eroico fuoricampo magari in alta montagna e al calar del sole; ai mille espedienti da giovani marmotte per fare segnali di fumo, ripararsi dal freddo, orientarsi guardando il muschio sui tronchi degli alberi. Leggevamo in poltrona, nelle giornate invernali, con finto interesse pensando che “tanto a me non capiterà mai”. Da un paio di mesi, invece, sto pensando alla preparazione di un manuale di sopravvivenza per piloti di velivoli leggeri e di aviazione generale, sollecitato da molti che scrivono in redazione o telefonano per sapere se potranno continuare a volare con un reddito di 20.000 euro l’anno, o se è meglio che vendano l’ultraleggero, o che rottamino subito quel Cessna 150 che non si riesce a vendere neanche a prezzo di ferro vecchio.

Perché questo allarme? Perché ancora risentiamo dei colpi di coda dell’azione del peggior governo che ci sia mai capitato in dote negli ultimi anni, eletto da nessuno, formato da pseudo tecnici e pseudo professori di economia che hanno fatto l’esatto contrario di quello che per una vita dovrebbero aver insegnato. Nel perverso sistema globale che ha consentito all’economia fittizia della finanza di prendere il sopravvento sull’economia reale, questo governo si è inchinato alle logiche della finanza deprimendo come non mai l’economia vera, quella che crea la crescita, e andando a pescare nelle tasche di tutti noi in maniera semplicemente irresponsabile, specie sulle classi meno tutelate, anziché tagliare anche una minima parte della oscena spesa pubblica, vero e proprio cancro generato da una politica malata e criminale. E per giustificare la rapina che è stata fatta a danno dei pensionati e del ceto medio, qualche genio (e vorrei davvero sapere chi) ha deciso che per rendere tutto “accettabile” bisognava dimostrare platealmente che “anche i ricchi piangono”, espressione orrenda ma di sicuro effetto. Ecco dunque che quelli che nell’immaginario collettivo sono indicatori di ricchezza sono entrati nel mirino del governo con tasse insensate (su auto, barche e aerei, ma ne abbiamo già parlato) azzerando interi settori economici, e della Agenzia delle Entrate come indicatori di reddito, con il demenziale “redditometro”; uno strumento che ha letteralmente terrorizzato gli onesti, quelli che cioè a denti stretti e da una vita le tasse le pagano sino in fondo, spesso anche a fatica, e che almeno vorrebbero essere lasciati in pace, con la libertà di spendere senza dover rendere conto a nessuno i soldi rimasti, quelli già tassati e stratassati. Premesso che un simile modo di presumere i redditi sulla base di indicatori statistici, e utilizzando strumenti medioevali quali l’inversione dell’onere della prova, ha come unico effetto sicuro quello di una depressione epocale dei consumi e delle entrate tributarie “sane”, derivanti cioè dalla circolazione del denaro, vi spiego perché il redditometro, almeno quello, non è un problema per i piloti e per nessuno: in primis si tratta di uno strumento talmente rozzo e sgangherato che con ogni probabilità verrà congelato e rimosso da qualsiasi governo che verrà, visto che lo stesso Mario Monti (che insieme a Grilli lo ha modificato in peggio e reso esecutivo) oggi ipocritamente dice di non condividerlo e di volerlo togliere se sarà eletto, e visto che già alcuni correttivi importanti sono stati annunciati, da una franchigia piuttosto abbondante, alla non applicazione ai pensionati che sarebbero stati tutti non congrui (a dimostrazione di quanto il redditometro sia fuori dalla realtà). Ma anche perché alla AdE ci si è accorti che il redditometro e il risibile “redditest” sono strumenti perfetti per il vero evasore fiscale, che sa adesso quanto può dichiarare per evitare controlli o per superarli indenne. Secondo il redditest hai un reddito di 50.000 euro all’anno? Dichiarane 60.000 e ne puoi evadere tranquillo 500.000, il redditometro ti proteggerà! Inutile dire che alla fine i valori indicati per ultraleggeri e aerei sono infinitamente più favorevoli rispetto ai precedenti, in alcuni casi inferiori a quelli reali, e quindi non certo un problema; il mio consiglio di sopravvivenza è un altro: alziamo la testa tutti quanti, impariamo a ignorare quanto di demenziale stanno cercando di farci inghiottire, senza accettare la follia del rinunciare alla passione, senza rinunciare alla nostra libertà di utilizzare i nostri soldi come più ci piace. Facciamolo tutti e alla luce del sole, sosteniamo l’economia vera e così facendo sosterremo l’Italia. Questo per la sopravvivenza. Per quanto riguarda il futuro, invece, ci vuole altro, almeno due cose: la prima, una forte e sana lobby che crei movimento di opinione e cultura, riportando l’aviazione italiana a livelli civili, e soprattutto assistendo chi nel nostro mondo ha problemi o si deve scontrare con burocrazia e vessazioni; la seconda è l’unica, spuntata, arma che ancora abbiamo a disposizione: il voto. Un voto secondo convinzione e coscienza, fosse anche un voto che manda a casa chi ha tentato di rovinarci, fosse anche un voto che “sfascia tutto”, il nostro futuro adesso dipende solo da quello, solo da noi.

Rodolfo Biancorosso

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Noi piloti e appassionati di volo? Tra tutti coloro che usano un qualcosa di motorizzato (e non) per muoversi o per appagare una passione siamo pochi rispetto a chiunque; i numeri dei motociclisti e dei ciclisti, degli sciatori, di coloro che vanno in motoslitta o in gommone, sono semplicemente schiaccianti rispetto a chi vola in aereo, in aliante o in ultraleggero. La mia è una constatazione sulla quale, una tantum, trovo tutti d’accordo. In qualsiasi disciplina esistano “numeri” prima o poi si arriva ad avere una sana, forte, necessaria “lobby” intesa nel senso più nobile del termine, e in genere è una lobby che in forma comunque riconosciuta (ad esempio in forma federale) raccoglie le esigenze e le istanze dei praticanti, delle associazioni, dei produttori e degli operatori del settore, con il solo fine di tutelarlo e farlo progredire. Semplice, no?

Certo, non sempre basta una forte lobby a evitare disastri se si ha la sventura di vivere in Italia, Paese meraviglioso amministrato dalla peggior classe politica che si possa immaginare, e lo dimostra quanto successo alla nautica, tutelata da una mega organizzazione come l’UCINA: le norme folli varate dal governo tecnico con l’accanimento in particolare su un settore nel quale eravamo leader mondiali, quello delle grosse imbarcazioni, hanno quasi azzerato il comparto con migliaia di posti di lavoro persi in un anno e con la fuga delle imbarcazioni dall’Italia. Risultato? Gettito fiscale delle nuove imposizioni risibile, ma danno al settore (e quindi alle tasche di tutti noi) enorme: indotto della nautica (pontili, marine, assistenza ecc.) in crisi profonda, cantieri che chiudono, mercato delle piccole e medie imbarcazioni azzerato. Ma la lobby c’è, e da subito ha convinto il governo almeno a introdurre una modularità della tassazione, mentre ora si sta battendo con ogni mezzo per il rilancio. Noi che voliamo possiamo dire lo stesso? Qualsiasi azione è stata portata avanti senza alcun coordinamento ed è stata frutto di iniziativa privata, gestita da associazioni di volenterosi con riconoscimento e valore contrattuale “zero” e con il solo supporto del movimento di opinione delle riviste di settore che, quanto a numeri, contano forse “zero virgola uno”. Ecco quindi che le notizie sulla tassa per i velivoli esteri hanno definitivamente allontanato gli stranieri dall’Italia (oggi vanno a lasciare i loro soldi in Croazia, Slovenia, Spagna e anche in Grecia), la tassazione sugli AG ha fatto tabula rasa del mercato italiano e solo il settore VDS e leggero ancora sta sostenendo il mondo del volo. Per quanto? Io sono ottimista, ho visto nuove proposte da parte delle aziende e ho visto segni di ripresa, ma vedo anche che basta una querelle con un confinante, una rilevazione di rumore effettuata in maniera irregolare e presa per buona, perché una Procura della Repubblica (quella di Siena) ordini il sequestro preventivo (quasi si trattasse di repressione di un crimine!) di un’intera aviosuperficie che è un punto di riferimento, che ospita una scuola di volo, che ancora fa girare qualche euro in questo settore, oltre a sostenere una passione. E ancora non esiste una lobby che tuteli i piloti, i produttori, gli stranieri che vogliono venire in Italia in volo, o chi investe in un’aviosuperficie?

A dire il vero una lobby ci sarebbe, e si dovrebbe chiamare Aero Club d’Italia. Lo scrivo da tanto, non ho nulla contro AeCI, ma non posso più sopportare una gestione vergognosa, sulla quale non voglio più tornare neanche a scrivere. Voglio un AeCI del quale essere orgogliosi, che sia in contatto costante con il governo per tutelare il settore, che intervenga immediatamente in un caso come quello di Siena, ma anche che promuova il settore facendo quello che non ha mai fatto, diffondendo il volo fra i giovani, andando nelle scuole, semplificando burocrazia e gestione e iniziando a pensare al futuro dal basso: perché non adeguarsi oggi a quanto si sta facendo altrove con una categoria di ingresso minimale riconosciuta e del tutto sburocratizzata? Perché non iniziare a pensare adesso alla nuova AG semplificata che EASA ci sta proponendo? Perché non rivedere completamente l’organizzazione degli Aero Club Federati consentendo loro di vivere e svilupparsi? Qualche giorno fa parlavo con alcuni presidenti di Aero Club che, da Milano a Catania, stanno perdendo il sonno per cercare di tirare fuori le loro associazioni da un pantano di debiti, per pagare gli stipendi e per riuscire ancora a far volare la gente. So che alcuni di loro stanno preparando una lettera aperta per denunciare una gestione di AeCI che non può più essere giustificata da nessun trucchetto o emendamento blitz: con un ente commissariato a vita e del tutto ingessato non si va da nessuna parte. Ecco quindi la proposta: fermo restando che sarà probabilmente più facile creare una lobby privata, anche se i tentativi fatti sino a oggi non hanno avuto risultati tangibili, uniamo le nostre forze tutti, riviste, operatori e piloti, per iniziare da un nuovo Aero Club d’Italia, con persone nuove, struttura nuova e voglia di fare presto e bene. Uniamo le forze e ce la possiamo fare.

Rodolfo Biancorosso

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Lo ricorderemo a lungo, il 2012, come l’anno della crisi globale e in particolare italiana, ma anche come un anno “cardine” che ha indicato la necessità di un cambiamento radicale nelle politiche che riguardano il perverso rapporto fra economia reale ed economia finanziaria. In Europa, e in particolare in Italia, ci si è improvvisamente ritrovati nel pieno di un brutto sogno, l’assenza di una politica economica comunitaria e di una banca centrale forte ha trasformato l’Unione Europea in una specie di trappola dell’indebitamento per i paesi con economie più deboli, andando a intaccare tutti i settori economici. Figuriamoci cosa può essere successo nel settore del volo, che per alcuni aspetti è considerato voluttuario, al pari della nautica; la crisi ha colpito ovunque le vendite del nuovo con la sola eccezione di Francia e Germania che hanno mantenuto buone quote di mercato, grazie anche alla differenziazione dell’offerta: sono paesi di grande cultura aeronautica nei quali il mercato è costituito da macchine di tutti i tipi, dai minimali, agli alianti, agli ULM, agli aerei di un certo “peso” mono e bimotore, mentre in Italia l’offerta ultimamente era limitata ai velivoli leggeri di fascia elevata, quelli che hanno “rianimato” l’Aviazione Generale, ma anche i primi a risentire della crisi.

In Italia il 2012 sarà ricordato per un governo “tecnico” che a mio giudizio è stato uno dei peggiori degli ultimi anni; dicono che ci abbia salvato dal fallimento e non posso che fidarmi; constato però che ha fermato l’economia, anche quella minima che fa girare un paese, con ulteriori imposizioni fiscali demenziali che non hanno prodotto nessuna entrata in settori che già erano in crisi e che sono stati quasi azzerati, come appunto la nautica e il volo. Molti di voi non lo sanno, ma lo scorso Ottobre al Salone Nautico di Genova i ministri, fiutata l’aria, non sono andati, e l’inaugurazione un anonimo sottosegretario l’ha fatta in assoluta solitudine senza nessun operatore del settore presente, e senza andare sui moli a vedere le barche esposte perché altrimenti sarebbe finito in acqua; una protesta fortissima che ha costretto il governo ad ammettere che “sì, sulla nautica ci siamo sbagliati”. Peccato non sia successo nulla di simile con il volo, preso di mira addirittura con una folle tassazione per i velivoli stranieri che nella stesura originale dopo sole 48 ore di permanenza sul suolo italiano avrebbero dovuto pagare una tassa, peraltro di impossibile applicazione e riscossione (ulteriore prova dell’incompetenza assoluta di chi legifera in settori che non conosce). Risultato? I flussi turistici dall’estero si sono fermati e non è servito a nulla correggere il tiro, il danno ormai era fatto. Sul versante del mercato interno le vendite sono calate in maniera preoccupante, non tanto per problemi economici reali, quanto per il timore di finire sotto la lente di ingrandimento di un governo che, non riuscendo a controllare la propria folle spesa e non avendo mai premiato il merito e l’economia reale, quella che produce gettito fiscale sano, ha scelto la via della tassazione indiscriminata di tutto ciò che era possibile tassare. Le indicazioni di fine anno sono per fortuna meno fosche, i coefficienti indicati nel redditometro, tanto per restare in tema di strumenti demenziali, dicono che volare con un monomotore di AG o con un ultraleggero incide sul reddito presunto meno che frequentare un circolo sportivo o andare in un villaggio turistico in vacanza, ma di tutta questa demenziale fuffa parleremo in seguito, perché almeno negli ultimi mesi si registra una prudente e costante ripresa del mercato. Chi vola non rinuncia a uno strumento di svago e di mobilità, semmai cambia le proprie abitudini. Lo devono aver capito le aziende che hanno sfruttato la crisi come un’opportunità di crescita in settori che in precedenza erano non considerati; ecco quindi che alcuni costruttori hanno iniziato a proporre velivoli diversi, semplificati ed economici, pronti al volo con l’essenziale e nulla più. Un’operazione che si inchina a “Sua Maestà il Mercato” che ha indicato spazi nuovi che si possono occupare con poco, a volte con un semplice downshifting dei propri modelli, a volte con modelli integralmente nuovi. Ecco dunque il fiorire di minimali, dai trike da 5.000 € al motoaliante Aviad da 7.500 €, ecco le versioni base di modelli conosciuti da tempo, primo fra tutti il Tecnam P92 Echo Light, venduto pronto al volo completo di paracadute a un prezzo inferiore ai 50.000 € (ma ci sono anche il DF2000 Spartan e il Rider MD3 essenziale), ed ecco addirittura le versioni basiche di velivoli ala bassa ultraperformanti come il Mag1 e il Pioneer 300 a carrello fisso. Operazioni che offrono la stessa qualità e la stessa struttura di base a 10/15.000 € e alcune decine di kg in meno, e che creano effetto di traino anche per le versioni top. Sono ottimista? Sì, e per un motivo ben preciso, perché, crisi o non crisi, ho una sola certezza: che alla base del mondo del volo ci sia unicamente passione, quella dei piloti, così come quella dei progettisti e dei costruttori. Passione, merce oggi assai rara che, fortunatamente, nessuno sarà mai in grado di azzerare.

Rodolfo Biancorosso

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Che la stampa non se la stia passando bene lo sappiamo tutti, sia nel nostro settore di nicchia, sia per quanto riguarda la grossa distribuzione di quotidiani e periodici. Per le riviste specializzate e a bassa tiratura, quelle del volo incluse, un articolo del decreto liberalizzazioni “affonda Italia”, come mi piace definirlo, consente agli edicolanti (art 39) di:

“d-ter) gli edicolanti possono praticare sconti sulla merce venduta e defalcare il valore del materiale fornito in conto vendita e restituito a compensazione delle successive anticipazioni al distributore”

Sembrerebbe una norma per ottimizzare la commercializzazione, ma in questo periodo di crisi è utilizzata dagli edicolanti (che, va detto, spesso sono costretti a pagare in anticipo riviste e quotidiani, aspettando poi il reso per la compensazione) come denaro contante per abbassare gli estratti conto settimanali. Cosa vuol dire? Semplicemente che se le vendite vanno male, e di questi tempi vanno male per tutti, un edicolante può decidere di restituire una rivista anche dopo cinque giorni dal ricevimento, per cui i lettori vanno a chiederla e non la trovano più; ci perde l’edicolante che vende meno, ma che è strozzato, ci perdono gli editori. Grazie Monti. Ma i grandi non se la passano bene ugualmente, se pensate che il Corriere non sarà in edicola per l’adesione massiccia dei poligrafici della RCS allo sciopero CGIL, cosa mai successa. Chissà che a pesare non siano gli 875 milioni di euro di debito del gruppo i cui ricavi sono in caduta libera e la ventilata cessione del poligrafico RCS al gruppo FIAT… da qui a dire che a breve i quotidiani saranno disponibili solo su tablet o pc ce ne passa, ma mica tanto. In un web log di volo sembrerebbe OT parlare di stampa, anche se noi siamo una testata al momento unicamente su carta stampata, ma c’è un altro aspetto di questi giorni che mi ha dato da pensare: l’emendamento alla legge “salva Sallusti” presentato dalla Lega e dall’API di Rutelli, votato a scrutinio segreto al Senato (ipocrisia vergognosa, ultima merdata -  passatemi il termine tecnico – degli intoccabili politici) e approvato; un emendamento che ripristina il carcere per i giornalisti (Sallusti se la ride, ci andrà e diventerà un martire), un anno in caso di condanna per diffamazione. La stampa, piaccia o no, informa, fa sapere le cose e aiuta a creare movimenti di opinione nel bene e nel male. Lo fa in politica, in economia e in tutti i settori della vita civile, incluso il nostro. Io ne so qualcosa visto che per oltre un anno ho denunciato, in splendida solitudine, ciò che accadeva in Aero Club d’Italia con la gestione Leoni, semplicemente illegale. Adesso prendo atto che il Sen. Leoni, uno dei padri della lega Nord, fa parte del gruppo che ha reinserito e votato il carcere per i giornalisti non graditi. Non male, vero?

Io penso che l’implosione traumatica della politica italiana sia già avviata, ancora non so se sarà alle prossime politiche il Movimento 5 Stelle (oggi dato al 19%, ma secondo alcune indagini preoccupatissime possibile collettore del voto di protesta degli astenuti, il che lo renderebbe il primo partito d’Italia con percentuali ipotizzate al 45%) a buttare fuori tutti dal parlamento, o l’ira degli ultimi che prima o poi se la prenderà indistintamente con chiunque fa parte della casta che senza alcuna rinuncia per se stessa ha impoverito una intera nazione, ucciso qualsiasi attività economica e umiliato persone che per 40 e più anni hanno lavorato per lo sviluppo del paese e che oggi sono stati rapinati anche dei contributi versati; non so davvero cosa accadrà, so solo che accadrà, che l’implosione è vicina e che il ruolo della stampa, qualunque essa sia, inclusa la nostra, è e rimane centrale, anche con OT come questo. E l’emendamento proposto dalla Lega e dall’API di Rutelli (chissà che ne pensa la moglie giornalista…) lo interpreto come uno stimolo a picchiare ancora più duro.

Perchè se è vero che chi diffama va in carcere, è anche vero che chi racconta la verità e ha le prove di quanto scrive, non rischia assolutamente nulla e anzi aiuta a mandare in carcere i malfattori. E quindi continueremo a denunciare vergogne e malefatte, con ancora più vigore. Era questo che volevano gli indecenti politici? Probabilmente no, peccato…

Rodolfo Biancorosso – rbiancorosso@volosportivo.com

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Il nostro è un mondo di nicchia, fatto di pochi appassionati e praticanti se paragonati a una qualsiasi altra disciplina (non uso il termine “sport” perché le implicazioni del volo in campo sportivo sono una minima parte rispetto ad aspetti quali il diporto, il turismo, la pubblica utilità e la stessa mobilità personale). Ma è anche un mondo che grazie all’aviazione leggera e sportiva è cresciuto come nessuno poteva immaginare, ha creato aziende e posti di lavoro, ha imposto i prodotti italiani nel mondo, ha dato nuovamente libertà e dignità ai piloti che erano stati umiliati da un’aviazione generale uccisa da pregiudizi, burocrazia e norme lunari, a differenza di qualsiasi altro paese civile. Un mondo che si è sviluppato senza troppi ostacoli proprio perché negli anni sottovalutato da molti, dagli stessi che hanno ultimamente provato a fermarne l’evoluzione e a limitarne la libertà con il più classico dei meccanismi e con la più classica delle scuse: la sicurezza (e sulla sicurezza del volo leggero ci sarebbe molto da dire e da fare, innanzitutto analizzandola con la necessaria umiltà, senza far cadere dall’alto dogmi che in altri settori hanno ucciso il volo, semmai aiutando a far crescere cultura e consapevolezza, due ingredienti che sono più diffusi di quanto si immagini nel nostro mondo). Gli Enti che regolano e governano il volo in Italia hanno fatto loro il romano “divide et impera” segregando, creando fazioni, stravolgendo lo spirito stesso delle leggi e facendo credere ad alcuni di essere “gli inventori del volo”, unici a decidere le sorti di tutti. E la platea ci è inconsciamente cascata, almeno in larga parte: schieramenti e fazioni, ognuno il più bravo di tutti gli altri, tutti uno contro l’altro, federazioni e associazioni in lotta per il nulla, editoriali tristissimi nei quali ci si piange addosso e ci si lamenta senza però proporre nulla, assorbendo come spugne ogni indecenza “tanto è così e in Italia non potrà mai cambiare nulla”.

Non è vero.

Lo scrivo ormai allo sfinimento e lo si è dimostrato con i fatti. Basta che un presidente di Aero Club, uno di Federazione e un dirigente ENAC si prendano un po’ di responsabilità perché avvenga un miracolo come a Reggio Emilia (leggete cosa scrive l’Ing. Segrè a pag. 120). Basta che gli editoriali denuncino senza timori quello che non va, che si trasformino in interrogazioni parlamentari, che si crei movimento di opinione: magari si rischia la querela, ma alla fine le indecenze arrivano in prima pagina sulla stampa nazionale, alla fine le cose cambiano dal basso. Denunciare e agire, ma tutti insieme. Vi propongo un punto di vista differente dal solito: immaginatevi per un attimo parte di quella platea che inconsciamente si è fatta “dividere” (e mi ci metto anche io, che spesso i toni li ho alzati sin troppo), e immaginate un reset per il bene comune. Immaginate una sola voce che possa contare sui numeri (anche se siamo pochi, qualche migliaio di appassionati, se ci presentiamo uniti abbiamo un peso che nessuno può trascurare). Cosa vi chiedo, in soldoni? Di agire, di smetterla di lamentarvi dietro uno schermo, picchiettando su una tastiera, o mandando mail a migliaia di iscritti piene di contumelie, o non iscrivendovi alle associazioni, qualunque siano, che aspettano solo di avere peso e persone per farsi sentire. Tutto ciò che in pochi stanno facendo per cambiare le cose (e lo leggete anche su questo numero da pag. 40 in poi) è azione; potete non essere d’accordo, ma qualcuno sta agendo. Se avete a cuore il vostro futuro impegnatevi personalmente, date la vostra disponibilità e parte del vostro tempo per una causa comune; se avete a cuore il vostro futuro e ritenete che la strada da percorrere sia diversa e che il “divide et impera” vi abbia reso migliori degli altri va bene lo stesso, e allora agite con altre modalità, ma agite. Il tempo dei discorsi e delle eterne discussioni è scaduto, adesso si deve diventare interlocutori ufficiali e riconosciuti nei confronti del Governo e degli Enti. Molti dei problemi che ci affliggono stanno per risolversi, ma con tempi lunghi e per iniziative di pochi non supportate da una “massa critica” di piloti e operatori: immagino che pochi di voi sappiano che il problema dei pesi sta andando al TAR, e che dall’Italia andrà in Europa per avere tutti i 560 kg, immagino che pochi di voi sappiano che il problema delle quote a breve sarà risolto per tutti a livello europeo, immagino che pochi di voi sappiano cosa è stato fatto a livello politico per evitare che il mondo del volo fosse divorato da qualche novello Caligola; e se non lo sapete è solo perché non avete una voce ufficiale e ampia, non avete persone che avete scelto voi e che devono prendersi la responsabilità di fare i vostri interessi e di farvelo sapere. Sarebbe un delitto non essere tutti protagonisti e partecipi del proprio futuro.

Rodolfo Biancorosso

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Ultimamente si parla molto sui forum e sulle mailing list dell’entrata (più o meno  involontaria) in IMC, quella situazione nella quale il pilota VFR si trova improvvisamente nel bianco più assoluto, privo di orizzonte e di riferimenti. Quella situazione nella quale in genere, se non si dispone della necessaria strumentazione e della necessaria preparazione, si finisce con il fare un buco per terra. Sull’argomento si è scritto di tutto, le due scuole di pensiero “non ci si deve mai entrare” e “se ci entri devi sapere come uscirne” ancora non hanno trovato un punto di incontro. VS, con la collaborazione del prezioso Giorgio “Batu” Nerucci, ha la soluzione finale. Un manualetto semplice semplice che raccoglie 60 temi scritti dai piloti con tutto quello che dovete sapere sull’IMC. A breve nelle migliori librerie

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Aria nuova in Italia, aria pulita; è l’aria che ha accompagnato decolli e atterraggi su un aeroporto che ha un nomignolo che a noi piace moltissimo, l’aeroporto di Reggio Emilia, il famoso “Campovolo” che ha ospitato lo scorso mese il 40° raduno nazionale della Federazione CAP, i costruttori di velivoli amatoriali. Aria nuova che ha spazzato via in due giornate fantastiche anni di parole inutili, di piccoli e grandi soprusi, di burocrazia ottusa. Anni durante i quali nulla è cambiato per mancanza di passione e di attributi da parte di chi, sedendo in commissioni e in consigli federali, aveva il dovere di rappresentare il mondo del volo e di tutelarne sviluppo e libertà. Anni durante i quali l’oscenità della “segregazione strategica”, l’invenzione demenziale della burocrazia italiana che impedisce ai velivoli di usare lo stesso cielo che viene utilizzato in tutto il mondo, ha rovinato la vita ai piloti e – diciamolo chiaramente – anche agli organizzatori di manifestazioni che l’hanno subita passivamente, convinti di non poter far nulla per superarla, e senza che peraltro nessuno di coloro che sono stati eletti per rappresentare gli interessi del volo muovesse un solo dito. Due giorni nei quali l’aeroporto di Reggio Emilia è rimasto aperto a tutti, a qualsiasi mezzo volante, con il Pilatus dei paracadutisti che faceva la spola infilandosi tra gli ultraleggeri, i velivoli d’epoca, gli elicotteri, gli alianti e un jet militare con marche civili, quasi non si fosse in Italia. Due giornate passate senza alcun inconveniente, al massimo qualche incomprensione per radio o in circuito, o qualche riattaccata, cose normalissime in tutto il mondo; due giornate che hanno dimostrato che tutto si può fare se solo lo si vuole e se solo esiste assunzione di responsabilità da parte di tutti, organizzatori e piloti; i primi hanno dato fiducia ai piloti, perché conoscono la loro preparazione di base che è assai migliore di quanto si creda; e i piloti hanno risposto con responsabilità, dimostrando di sapere come si usano la barra e la manetta, senza che nessuno glielo debba spiegare con ridicole disquisizioni. I “se” e i “ma” (qualcuno ha addirittura sibilato “…e se ci fosse stato un incidente ci andavano di mezzo gli organizzatori…”) che si sono sentiti da parte di chi non ha mai avuto il coraggio di prendere posizione o di battersi per simili conquiste di libertà oggi suonano osceni, e ci urlano che è indispensabile un ricambio di persone a tutti i livelli. Sono persone gli organizzatori e i dirigenti degli Enti che hanno consentito il miracolo di Reggio Emilia, e sono persone quelle che occupano poltrone da anni, assorbendo come spugne critiche e contestazioni, vivacchiando nella mediocrità e nell’immobilismo, mascherando i propri deficit culturali e di passione con ridicoli discorsi forbiti o con promesse mai mantenute, senza mai metterci la faccia e senza mai battere i pugni sul tavolo. Sta a noi, stampa, operatori e piloti, fare di tutto per cambiarle le persone; mandiamo avanti gente nuova che sappia assumersi responsabilità, sta a noi avere federazioni come quella del CAP, o un Aero Club d’Italia del quale essere orgogliosi, sta a noi mandare a casa chi sino ad oggi con il “divide et impera” o con la mediocrità ha umiliato il mondo del volo. Facciamolo adesso, mandiamo a casa chi non è capace o degno di rappresentare e tutelare un mondo pulito come è quello del volo.

E approfitto di questo spazio per ringraziare di cuore tutti coloro che ci hanno telefonato o scritto per esprimere il loro parere su VS speciale estate, numero che è stato apprezzato senza riserve anche dai lettori più “integralisti”; tutti indistintamente hanno apprezzato il formato con più pagine e articoli che abbiamo mantenuto anche su questo numero, con uno sforzo redazionale ulteriore che trova proprio nel consenso dei lettori il suo miglior carburante.

Rodolfo Biancorosso

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Chi ci segue conosce perfettamente le vicende dell’Aero Club d’Italia e del suo padre/padrone, il Sen. della Lega Nord Giuseppe Leoni, che dopo otto anni di presidenza dell’ente ne è praticamente diventato il Commissario Straordinario a vita. Commissariamento deciso unicamente per adeguare lo Statuto dell’Ente al decreto Brunetta, si trattava di cambiare un paio di righe o poco più. Leoni, che da tempo era in rotta per la sua politica con le Federazioni Sportive Aeronautiche che giustamente ne contestavano l’operato, ha colto la palla al balzo per cercare di eliminarle definitivamente, facendo scrivere una sorta di statuto “bulgaro” blindato che non solo cancellava le Federazioni, ma trasformava l’AeCI da Ente di diritto pubblico in Ente culturale, superando così l’incompatibilità con la carica di Senatore della Repubblica. Ebbene, per riuscirci non si è fatto scrupolo di rispettare né lo Statuto ancora in vigore, né la legge, facendo deliberare per un anno un Consiglio Federale decaduto (tutte le delibere sono state dichiarate nulle dal TAR), e visto che c’era utilizzando l’Ente come un feudo privato, con aspetti grotteschi degni della miglior commedia all’italiana: dall’acquisto in una gioielleria di Piazza di Spagna di un orologio di lusso che non si sa a chi sia finito (ma si sa che nella delibera del Commissario Straordinario i soldi sono prelevati dal fondo per la promozione e l’incarico dell’acquisto è dato alla sua segretaria particolare), all’organizzazione di un Galà del Volo nel quale si paga l’attore Max Giusti 36.000 euro per 20 minuti di spettacolo, salvo poi non avere i soldi per gli atleti che vanno ai mondiali, sino all’aver immatricolato gli aerei del rinnovo flotta, pagati con i soldi dei contribuenti, con le iniziali dei leader leghisti. Peccato che lo statuto bulgaro, presentato per ben due volte, non sia passato, sonoramente bocciato dal Consiglio di Stato dopo il ricorso delle Federazioni, pienamente accolto. Nel frattempo Leoni, nonostante le veementi interrogazioni parlamentari, alcune originate proprio da un nostro editoriale, era stato ancora una volta riconfermato Commissario, quasi uno sberleffo alla legalità e al buonsenso. Un Commissario decaduto lo scorso 17 Luglio, la fine di un’era? Solo per dieci giorni.

Cosa è successo probabilmente lo avrete già appreso dalle prime pagine della stampa nazionale che per la prima volta si è interessata al caso Leoni/AeCI: il nostro, sapendo di non avere più nessuna possibilità, nella notte fra il 26 e il 27 Luglio ha inserito, tramite la Commissione Bilancio che l’ha approvato (in cambio di cosa?) un proprio emendamento “ad personam” nel maxi emendamento governativo al decreto per la Spending Review (roba seria, che parla di tagli alle spese di un’intera nazione), con il quale si autoproclama Commissario Straordinario dell’AeCI ancora per un anno. Un emendamento illegale e inopportuno, in quanto Leoni è incompatibile essendo Senatore, è la stessa persona che ha portato da presidente alla situazione di commissariamento, e come ex Commissario nei precedenti mandati (al massimo si può essere Commissario per sei mesi) non è riuscito a fare quello che doveva. Una mossa che ha portato su tutti i media nazionali il caso AeCI: l’emendamento notturno è finito in prima pagina su La Stampa, è stato riportato dal Sole 24 ore, dal Fatto Quotidiano, dal Corriere e da tutte le agenzie di stampa. Un emendamento che è un evidente baratto per chissà cosa, e che se davvero passasse, dopo la visibilità sui media nazionali, sarebbe un altro colpo di grazia alla politica decotta del sopruso e dell’interesse personale, un assist per l’antipolitica, potrebbe valere decine di migliaia di voti spostati. E tutto per coprire qualcosa di probabilmente inconfessabile nella gestione AeCI (non si spiega altrimenti un così disperato attaccamento a una poltrona che non muove altro se non interessi sportivi) da parte di uno che è sotto inchiesta da parte della Corte dei Conti del Lazio per peculato, abuso di ufficio, truffa, e appropriazione indebita, uno che sarà in futuro ricordato solo per il farfallino, per il cappio sventolato in Parlamento, o per la sua idea che i gay siano malati e che vadano curati “facendoli visitare da un medico esperto”. Siamo ben oltre il limite della decenza, ma una mossa così sgangherata non può che ritorcersi contro chi l’ha pensata e messa in atto, contro chi è ancora convinto che in politica si possa fare tutto ciò che si vuole nel proprio esclusivo interesse, anche in spregio delle leggi che tutti noi cittadini siamo tenuti a rispettare. Io sono certo che questa mossa sarà la fine del Sen. Leoni, e se non sarà il governo a eliminare questo osceno emendamento dal decreto, saranno la Corte dei Conti e Guardia di Finanza a liberare definitivamente il mondo del volo da uno dei personaggi più tristi che chi vola, nel cielo pulito, è stato sino ad oggi costretto a sopportare.

Rodolfo Biancorosso

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Sabato 23 Giugno, ore 18.37, dopo quasi 13 ore di volo (12 ore e 57 minuti) Claudio Italiano atterra sull’aviosuperficie di Roccapietra di Varallo, in Valsesia, dopo essere decollato alle prime luci dell’alba dall’aviosuperficie di Caronia Marina, in provincia di Messina. Lo scopo? Lo avete già letto sullo scorso numero di VS, dimostrare che era possibile battere ampiamente il record del mondo di distanza in autogiro senza atterraggio, classe da 500 a 1000 kg, stabilito nel 2007 da Andrew C. Keech con 1.414, 64 km e ratificato dalla FAI (il record per autogiro sino a 500 kg è dell’australiano Wilhelm Ewing con 1.268 km); Claudio è partito con la consapevolezza che il record, pur battuto ampiamente (per essere omologato deve superare del 3% il record in corso di validità), non sarebbe stato omologato dalla FAI a causa del percorso scelto per motivi di sicurezza, ma ha comunque voluto dimostrare che un bravo pilota con un team di appassionati, senza un pool di ingegneri aeronautici, senza investimenti elevati alle spalle e con una macchina validissima (e italiana, il Magni M16), può ancora fare la differenza. La FAI, infatti, considera la distanza percorsa unicamente in linea retta, o su un circuito chiuso che deve essere appositamente preparato e validato, il che richiede un’organizzazione preventiva e di giudici a terra più complessa; le regole sono queste e anche la presenza del logger a bordo, che ha certificato il percorso, non è al momento presa in considerazione ai fini ufficiali. Sta di fatto che, mosso unicamente dalla passione e da quella capacità di raccogliere le sfide nella quale noi italiani siamo maestri, con un mix di genialità, coraggio e “sana incoscienza” che fa parte della nostra migliore storia aeronautica, Claudio il record lo ha letteralmente stracciato, volando per 1.550 km (ma ne poteva fare circa 1.700 considerato il carburante residuo) su una rotta che lo ha portato a risalire l’Italia sino a Padova, per poi virare verso Ovest sino oltre Alessandria, e quindi di nuovo a Nord sino in Valsesia. Un percorso scelto unicamente per motivi di sicurezza: abbiamo discusso spesso con lui, nei giorni precedenti il volo record, della possibilità di un percorso in linea retta che partendo dall’Italia avrebbe comportato troppe ore di volo sul mare in direzione della Francia o della Spagna, o lo scavallamento delle Alpi andando verso Austria e Germania. Il volo è stato seguito in diretta tramite il sistema di tracciamento sul nostro sito www.volosportivo.com con aggiornamenti in tempo reale, facendo il tifo e calcolando tempi e percorrenze, preoccupati quando il vento laterale sostenuto lo rallentava, felici quando la componente in coda gli regalava una ground speed finalmente degna.

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Claudio ce l’ha fatta, ha ufficialmente stabilito il record italiano ed europeo con 1.003 km in linea retta certificati e in via di omologazione, ma ha anche stabilito il record di durata, ancora non assegnato. Sarà pure un gioco di parole, ma noi siamo orgogliosi di questo “Italiano”, un pilota che in un momento di generale difficoltà dimostra che si può ancora volare alti.

Rodolfo Biancorosso
foto Piero Fracella

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Come leggete a pag 48, il Consiglio di Stato ha respinto la proposta di Statuto dell’Aero Club d’Italia che avrebbe profondamente inciso sulla natura stessa dell’Ente, eliminando per sempre le Federazioni Sportive, trasformando AeCI in un ente “culturale” e accentrando tutti i poteri nelle mani del Presidente. Qualche giorno prima era stato dichiarato nullo un atto amministrativo (sanzione a un pilota) deciso nel 2010 dal Consiglio Federale AeCI che aveva operato per un anno dopo essere decaduto, in spregio allo Statuto ancora in vigore, e di conseguenza è da ritenere nullo qualsiasi atto del 2010 con tutto ciò che ne potrà conseguire. Una gestione completamente fallimentare che sembra giunta all’epilogo. Abbiamo chiesto un commento a Mario Marinelli che sull’AeCI del futuro ha le idee molto chiare.

Caro Direttore,
come ben sa non è mai stata mia intenzione commentare o giudicare la gestione attuale dell’Aero Club d’Italia. Ho sempre preferito usare le poche occasioni di “esposizione pubblica” per parlare di quello che sarebbe utile, bello o importante fare; ma visto come oramai stanno andando, anzi precipitando, le cose, vale la pena pensare a ciò che nell’immediato futuro sarà indispensabile fare. Appare sempre più evidente che buona parte della comunità del volo sia in disaccordo con questa gestione. Da quando ho espresso la volontà di candidarmi alla Presidenza, vengo contattato da piloti e presidenti di Aero Club e Federazioni, i quali mi chiedono cosa ne pensi io dello stato delle cose. Rispondo sempre che più che il mio giudizio vale il giudizio istituzionale che in più di una occasione ha espresso il Consiglio di Stato, e mi auguro che da ora in poi si parli al passato di quanto accaduto.

Io guardo avanti, e penso che sia necessario accelerare i tempi per consentire a tutti di avere un Aero Club d’Italia snello ed efficiente, ma soprattutto al servizio unicamente dei piloti, degli atleti e delle scuole di volo. Si è già aperta la stagione delle gare e tutto serve agli atleti meno che una istituzione di riferimento ingessata, bloccata o, come è oggi, esautorata. Si può fare e anche in tempi brevi, a patto di avere il coraggio di operare subito scelte drastiche, che vadano nell’unica direzione di ottimizzare l’uso delle risorse disponibili e di raggiungere la massima efficienza possibile nel fornire servizi ai piloti; specialmente per il VDS che è di fatto l’area direttamente gestita dall’AeCI per quanto riguarda, tanto per cominciare, rilascio e rinnovi degli attestati, identificazioni e scuole di volo. C’è tanto da fare, da un uso massiccio e in tempo reale dell’informatica, alla semplificazione delle procedure, allo snellimento di una burocrazia che ostacola in primis il lavoro di addetti e funzionari. E c’è altrettanto da fare per ottimizzare e salvaguardare le risorse disponibili: abbiamo già parlato della sede e delle risorse economiche che può “liberare”, ma penso che valga la pena affrontare il discorso anche in termini di redistribuzione dei compiti a più risorse umane, anche decentrate o delocalizzate, a tutto vantaggio della fruibilità dei servizi che l’AeCI presta ai suoi associati. Con più risorse economiche e umane a disposizione, inoltre, si potrebbe riprendere a pieno ritmo e in maniera capillare il lavoro di promozione. Non solo dando contributi e sostegno agli atleti o a chi opera sul territorio con Enti Federati e Aggregati, ma anche aprendo nuovi canali di comunicazione con le scuole in tutta Italia, organizzando giornate del volo, preparando il personale scolastico con corsi specifici, offrendo possibilità agli studenti meritevoli di frequentare campus e stage di volo a basso costo organizzati in estate proprio da AeCI. E vale la pena rimboccarsi le maniche anche a livello politico per permettere all’AeCI di riconquistare quella credibilità istituzionale che (purtroppo per tutta la nostra comunità) sembra essere svanita in questa ultima legislatura. Io non vedo l’ora di poter dare il mio contributo.

Mario Marinelli


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