L’EDITORIALE DI DICEMBRE: SE LO PENSATE DAVVERO SMETTETE DI VOLARE

Mi sono stufato di cambiare editoriale al momento di andare in stampa perché è accaduto ancora un incidente apparentemente inspiegabile e perché subito dopo sono tempestato di telefonate e di mail che chiedono solo una cosa: “come è possibile”. Vorrei non scriverne più di questi editoriali e di questi articoli; ma non mi stufo di spiegare a oltranza “perché accade” e cosa si può fare per evitare che un’attività bella e sicura (sì, avete letto bene, ho proprio scritto sicura) come il volo debba farci piangere amici che ritenevamo immortali e perché appaia spesso come qualcosa di estremamente precario, addirittura secondo alcuni regolato da una sorta di fato maligno che quando decide colpisce a occhi chiusi.

Cosa è successo? Il giorno prima di andare in stampa muore in un incidente a Cirò Marina un caro amico, bravo pilota e bravo istruttore, persona trainante nella zona e tra l’altro amicone di tutti grazie a un carattere dolce e aperto. Muore perché l’aereo, un Savannah XL VG, uno STOL con caratteristiche di volo eccellenti, colpisce il tetto di un ristorante in spiaggia, poco prima di un nuovo passaggio per lanciare volantini su una festa di compleanno. A bordo in due, uno muore, l’altro è gravissimo. E a pochi metri una spiaggia deserta e lunga sulla quale uno come lui avrebbe potuto atterrare venti volte se si fosse trattato di una piantata motore e se ci fosse stata quota sufficiente. Su questo incidente nessuna speculazione e nessuna ipotesi. Ma anche nessuna ipocrisia: quello che abbiamo pensato in tanti è che è pazzesco che un aereo nuovo, ben tenuto, sicurissimo e pacioccone come il Savannah VG possa schiantarsi da qualche parte in mano a un pilota ultra esperto, a meno di due soli eventi: una piantata disastrosa a quota minima, o uno stallo disastroso a quota minima. Perché altrimenti c’è il tempo di uscirne fuori cento volte, specie se ai comandi c’è uno come lui, bravo e sveglio. Lanciando volantini probabilmente si vola bassi e lenti (e la legge lo vieta), ma non per questo si precipita sulle case. Con queste premesse molti mi hanno subito contattato con grande preoccupazione, cercando in Volo Sportivo rassicurazione e spiegazioni. E darle è un dovere: non ho problemi a cambiare in corsa un editoriale, ma vorrei veramente che fosse l’ultima volta. Quello che invece non accetto è uno strisciante modo di vedere il mondo del volo, con le sue gioie e le sue criticità, che si sta diffondendo fra i piloti più sensibili o fra quelli con minore esperienza: una sorta di fatalismo alimentato in maniera virale, e spesso sconclusionata, dai social media, dai forum e dalle mailing list, luoghi virtuali nei quali basta che qualcuno scriva “è inevitabile che accada, si vola sapendo di rischiare, volare è pericoloso” che ecco spuntarne altri 100 che dicono “è vero, è destino”. Addirittura ho dovuto rispondere alla mail di un amico comune che su una lista ha scritto testuale: “Non ne posso più. ‘Si sta come sugli alberi le foglie’. Abbandono questo sport”.

Se veramente lo pensate smettete di volare e non se ne parli più. Ma io ho il dovere di non farvelo pensare, perchè non è assolutamente vero e perché voglio, pretendo, che anche questo ultimo incidente non sia inutile, nella sua assurdità. Altrimenti non serve a nulla sbattersi tanto per la sicurezza volo, è inutile ragionare sull’esperienza passata, è inutile tutto. Non mi stancherò mai di ripetere che se si vola con una buona preparazione, coscienti dei propri limiti e di quelli della macchina, non accadono incidenti, non muore (e neanche si spaventa) nessuno e il volo è solo e unicamente piacere e scuola di vita, proprio perché avendo rischi potenziali maggiori del ping pong lo si fa con una preparazione accurata, con continui aggiornamenti, e con un fantastico percorso di crescita personale e culturale. E anche con una rivista come VS, che senza ipocrisia racconta come stanno le cose soprattutto quando sono scomode da ascoltare. L’amarezza per la perdita di questo amico è profondissima, solo qualche giorno fa avevamo concordato un articolo sul prossimo VS sulla sua aviosuperficie e sulla sua scuola, e proprio conoscendo la sua attenzione alla preparazione degli allievi e alla sicurezza sono certo che sarebbe assolutamente d’accordo con quanto scrivo. Volare è sicuro, c’è gente che arriva in volo sino in Australia e non gli succede nulla, nei voli di trasferimento non muore mai nessuno. Mai nessuno, in migliaia di ore e di km. Poi in cielo campo o facendo un passaggio basso ci si pianta per terra, e si piantano anche quelli “bravi”. Il motivo è sempre e unicamente lo stesso: ai comandi c’è un uomo con il suo livello personale e unico di consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri limiti. Una consapevolezza per raggiungere la quale tutti voi avete lottato e studiato quando eravate allievi piloti, per la quale vi siete aggiornati continuamente scambiandovi esperienze e allargando i vostri orizzonti, e che vi deve accompagnare nel giro campo di tre minuti come nel volo di sei ore. Volate consapevoli e sereni, perché volare è sicuro, se solo vogliamo che lo sia.
Rodolfo Biancorosso
rbiancorosso@volosportivo.com


15 commenti su “L’EDITORIALE DI DICEMBRE: SE LO PENSATE DAVVERO SMETTETE DI VOLARE

  1. Giuseppe Meccariello scrive:

    Concordo pienamente! Pur non nascondendo che ho avuto anche io nei mesi scorsi un periodo di angoscia dovuta agli eventi accaduti. Ma ogni volta che sono andato in volo tale angoscia mi è scomparsa. Razionalmente volare nei parametri è sicurissimo e piacevole.
    Enjoy your flights!!!!

  2. Marco scrive:

    Direttore sei il riferimento. Grazie

  3. Stefano Saponaro scrive:

    Grazie Rodolfo, non ti stufare mai di scriverle queste cose. Ed anzi, scrivile sempre in modo più duro. Quasi mai è colpa delle macchine. Ma solo di noi piloti. Spesso diamo tutto per scontato. Gli incidenti? Capitano agli altri. La paura? Ce l’hanno gli altri. La check list? Non serve, l’aereo l’ho controllato 3 giorni fa. La benzina? Non la filtro perchè dal mio distributore non ci sono mai stati problemi. Eccetera eccetera eccetera… Ma che tristezza però…

  4. Ruggero scrive:

    Parole sante. Grazie

  5. AfricanEagle scrive:

    Bell’editoriale, anche se commenta un momento triste, come troppi ultimamente. Il volo è sicuro, confermo, e sono convinto. Rispetto delle regole, preparazione e cervello acceso si torna a terra interi, sempre. E la libertà totale di essere responsabili di se stessi e delle proprie azioni. Un privilegio unico, riservato solo a chi osa volare.

  6. Felice scrive:

    Grande Rodolfo. Grazie. Editoriale giusto è prezioso.

  7. Max_Lento scrive:

    Il senso è chiarissimo, non poteva essere espresso meglio. Il “senno del poi” abbonda. Purtroppo a volte si fanno scelte e si compiono azioni a cui non si può o riesce a mettere rimedio. E chi ha vissuto da vicino, perdendo compagni ed amici, o nella più fortunata delle situazioni vedendoli poi sofferenti nel corpo e ancor più nello spirito, può e deve diffondere seriamente e serenamente l’avviso. Si vola con la testa, non solo con mani e piedi.

  8. Alberto Muratori scrive:

    io,da quando ho iniziato, ho sempre timore di volare che poi passa durante,questo mi ha sempre dato la giusta dose di attenzione, ho intorno un mondo che ha paura del volo in particolar modo quando sente queste notizie, allora rispondo che si dovrebbe aver paura di girare in motorino o stare al parco col figlio e succede che un albero si rompa e vi cata sopra, se pensiamo come è eri oleosa la vita neanche rifugiarsi in casa conta. Il mo vuol essere un incoraggiamento a continuare nel descriverci questo meraviglioso mondo del volo.

  9. Giuseppe Calì scrive:

    Volare è sicuro. E se siamo consapevoli chi dipende da Noi è ancora più sicuro. Ma io vorrei sempre imparare dagli eventi drammatici per perfezzionarmi sempre di più. Perché è difficile avere tali informazioni in via ufficiale e rese pubbliche?

  10. rodolfo de vita scrive:

    Tanti volantini attaccati al bordo d’attacco dei piani di coda ne modificano il profilo e può capitare che improvvisamente essi stallino, soprattutto se voli lento (magari come hai già fatto decine di altre volte)e se sei anche basso, non c’è manico che tenga. A queste condizioni sfido chiunque a non atterrare sul primo tetto.

  11. dario scrive:

    Ottime parole. Conto infatti di arrivare in Australia prima o poi !

  12. Giuseppe scrive:

    Grazie belle parole x uno che è entrato da poco in questo mondo (AMO VOLARE)

  13. Gabriella scrive:

    Carissimo Rodolfo, volevo aggiungere alcune parole molto importanti di cui, però, non si è parlato, sono solo mie riflessioni, ma le voglio fare, soprattutto perché tu dici di raccontare le cose per come avvengono anche se non è piacevole leggerle..
    Molto spesso i più bravi non sono soli in caso di incidenti cosiddetti inspiegabili.. molto spesso i più bravi sono anche quelli più generosi, quelli che riescono a “passare i comandi”, ed accade che questa generosità sia l’opportunità per chi gli sta a fianco di imparare, di fare esperienza, a volte ci si fida troppo, a volte si sbaglia il momento in cui fidarsi, a volte questa fiducia non riesce ad essere ricambiata… Ma il volo è anche questo, la condivisione della passione di librare nell’aria, di vedere le proprie ali allineate con l’orizzonte, di sentire le vibrazioni del vento fra un respiro e l’altro, dell’amicizia, delle esperienze, delle sensazioni senza parole espresse, ma il volo per chi lo ama davvero, non è solo un atto che nasce spontaneo o un lungo percorso in cui non si cammina, il volo è studio, costanza, ricerca, aggiornamento, impegno, dedizione, una serie di esami che mai finiscono di porti dall’altro lato della scrivania per renderti il pilota che vuoi essere per te stesso e per gli altri.
    Semplicemente.. Maurizio Primavera.

  14. Giovanni scrive:

    complimenti Direttore per come hai commentato ll’ennesimo tragico evento. Volare con gli ultraleggeri é una stupenda opportunità che deve essere circoscritta solo a chi è in grado di disegnarne i limiti e apprezzarne il fascino con professionalità, umiltà e amore.
    Come ben noto è accertato da ogni statistica gli incidenti sono causati per il 98% per violazioni alle regole dell’aria, superamento dei limiti dell’aeromobile e
    personali;. è quindi l’uomo l’artefice delle sue disgrazie.

  15. giovanni scrive:

    se si rispettano le regole, le leggi, se si conoscono i propri limiti e quelli del nostro aeromobile, se il volo viene preparato, pianificato nel dettaglio e mai improvvisato, se si interpretano bene le condizioni meteorologiche, se si ascoltano i più anziani e più saggi del volo, se si è più modesti e talvolta meno spacconi gli incidenti si eviterebbero in modo significativo….tutto il resto sono solo parole……L’incidente è al 99% sempre colpa del fattore umano..come questo!!!!

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