L’EDITORIALE DI NOVEMBRE – UOMINI CON LE ALI

“È stato emozionante, ed è stato bellissimo vedere il nero dello spazio e l’atmosfera sotto di me da una prospettiva nuova, che non avevo mai raggiunto prima se non con la fantasia”

Tutto qui, nessuna celebrazione, niente mito del superuomo, niente mondovisione e niente sponsor per non intaccare il significato di un’impresa individuale sportiva, e scientifica in team al tempo stesso. Alan Eustace, 57 anni, alzi la mano chi di voi prima del 24 Ottobre conosceva questo distinto signore con gli occhialetti. Alan è un uomo “normale”, se si eccettua la dotazione ipermilionaria del suo portafogli, è uno con la passione del volo e del paracadutismo che, zitto zitto, ha deciso di lanciarsi dalla stratosfera mentre già il programma Red Bull Stratos era in fase di preparazione avanzata, pubblicizzato come solo l’azienda austriaca, primo sponsor al mondo per visibilità, sa fare. Il progetto StratEx è iniziato in silenzio con la creazione di un team scientifico per affrontare in maniera sostenibile tutti i possibili aspetti dell’impresa, è continuato nel riserbo assoluto per quasi quattro anni, e per due anni esatti dopo il record di Felix Baumgartner del 14 Ottobre 2012, record seguito in mondovisione con “il fiato in gola” per il pathos creato da una campagna mediatica come mai se ne erano viste. E immagino che gran parte della soddisfazione dell’impresa di Eustace, che ha letteralmente ridicolizzato il circo mediatico Red Bull, venga proprio da un effetto sorpresa nel quale vedo un che di goliardico, di ancora più umano. E se è stato facile condurre gli studi e la preparazione nel riserbo più assoluto, molto meno facile sarebbe stato fare i test prima del lancio vero e proprio, in quel caso si sarebbe dovuti uscire allo scoperto. E qui interviene “l’uomo”, quello che le ali le ha nella mente, e che non ha bisogno di una bibita dal sapore di caramella per trovare idee ed energie: Alan ha semplicemente inserito il suo progetto nel programma WorldView, sul quale trovate un articolo proprio su questo numero, articolo programmato quando non sapevamo assolutamente nulla del tentativo di record. E proprio dopo il record è bastato fare 1 + 1 ed ecco svelato il trucco: il team che ha assistito Alan è stato creato da Paragon Space Development Corporation, la stessa azienda che costruisce la capsula pressurizzata che porterà sei passeggeri nella stratosfera appesi a un pallone, e i test di ascesa del pallone di Alan sono stati effettuati come parte del programma WorldView portando nella stratosfera, guarda caso, un set di “apparecchiature” di circa 200 kg, esattamente il peso di Alan con la tuta pressurizzata, i sistemi di lancio, di sospensione e di recupero del pallone (il test lo vedete alle pagg. 30-31, il pallone è lo stesso utilizzato da Alan). Infatti, oltre al record letteralmente “stracciato”, c’è nell’impresa di Eustace una finalità di ricerca scientifica che prevede l’utilizzo della capsula WorldView per effettuare studi scientifici nella stratosfera con una “navetta” a basso costo.

Mi piace, Alan Eustace, mi piace il suo spirito, il ritenere che nulla sia impossibile se studiato e ben preparato, e mi piace assai il fegato che ha avuto. Fegato “vero”, perché alla fine sotto al pallone si è appeso lui, e non lo ha fatto seduto in una capsula protettiva e ipertecnologica, si è proprio appeso in tuta al pallone e in quella posizione è salito per più di due ore sino a 42 km di altezza. Provate a immaginarvi voi, “appesi” nella stessa situazione. Senza nulla togliere a Felix Baumgartner, primo uomo a superare il muro del suono, che si è comunque goduto i suoi due anni di gloria, mi tolgo il cappello con ammirazione di fronte a un “uomo normale” che, lo ripeto, a 57 anni ha ridicolizzato un modo di essere mediatico che è innanzitutto ritorno di immagine ed economico. E Red Bull? Sono grato anche all’azienda austriaca, che ha investito quantità di denaro enormi per riportare in volo decine di aerei storici, ma per loro la corsa al record finisce qui: impossibile competere con uno che le ali le ha di suo.

Rodolfo Biancorosso – rbiancorosso@volosportivo.com


Un commento su “L’EDITORIALE DI NOVEMBRE – UOMINI CON LE ALI

  1. Antonio Mizzan scrive:

    Il fegato e lo spirito ce l’ha. Onore e gloria a chi con il portafoglio gonfio, decide di spendere una parte per esperimenti gratificanti Vedere lo spazio nero lo è. Non tutti lo possono fare. Auguri.

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